Jérôme Sessini

Jérôme Sessini nasce in Francia nel 1968, membro dell’agenzia Magnum Photos dal 2012, inizia a fotografare come autodidatta. Il suo lavoro è concentrato al confine tra Messico e Stati Uniti, ha documentato la terra di nessuno dove il dramma della droga dilaga e ha immortalato con crudo realismo una realtà mai vista; i protagonisti sono il degrado, la criminalità giovanile, la corruzione, la droga,la prostituzione… questi enormi problemi sono i soggetti di un ritratto struggente e veridico. Sessini, vincitore di vari riconoscimenti internazionali come il Getty Image Grant, l’Olivier Rebbot Award e World Press Photos per il suo lavoro sull’Ucraina, ha pubblicato su riviste come Time Magazine, De Standaart, Stern e Le Monde. Ha realizzato numerose mostre personali al Festival di Perpignan a ‘Visa pour l’Image’, Les Rencontres d’Arles e alla Bibliothèque Nationale François-Mitterrand di Parigi. Il suo libro “The Wrong Side” è un documento importante che ci apre una porta su un paese devastato, piombato in un vero e proprio conflitto civile dopo che il presidente Felipe Calderon ha dichiarato battaglia ai narcotrafficanti nel dicembre 2006.

“L’instancabile esplorazione che Jérôme Sessini fa della violenza legata alla droga ai confini tra il Messico e gli Stati Uniti è notevole per il suo intenso impegno in una realtà pericolosa e allarmante; per la sua attenzione ai particolari concreti e per la sua ambizione a comunicare lo scopo e la complessità del conflitto”.

Il lavoro realizzato da Jérôme Sessini si concentra sulla zona di confine tra Messico e Stati Uniti, in particolare tra Culiacan, Tijuana e Ciudad Juárez: le città più pericolose del paese e forse del mondo.
Si tratta di una terra di nessuno in mano agli uomini del cartello della droga, dove si svolge una guerra logorante e lunghissima: quella per il controllo dello spaccio degli stupefacenti, costata la vita a 26.000 persone tra trafficanti, poliziotti e civili.

Per portare a termine il suo lavoro, Sessini è tornato per ben otto volte in Messico, una terra molto difficile da raccontare. Ha fotografato le strade, le risse, gli omicidi, le scene del crimine.
Poi è riuscito ad entrare nelle case di chi cerca di sopravvivere a una terra cattiva, di chi ormai è totalmente succube delle regole della droga.
Il risultato è una serie straordinaria di immagini, forti nella loro essenza, robuste nell’impianto visivo e dense nei contenuti: un grande esempio di fotogiornalismo.

Sessini è calmo, riflessivo. Le tragedie a cui ha assistito, dal primo reportage nel Kosovo alla Palestina, Iraq, Haiti, Mogadishu, Aleppo e il Messico, sono scritte nei suoi occhi in modo indelebile.
Questa riflessività è evidente nelle sue fotografie… non urlano, non cercano il sensazionalismo, esse riescono a farci sentire il silenzio, la paura, la tristezza, gli odori delle città messicane. Sessini si è guadagnato la fiducia della gente sul posto, è riuscito a entrare nelle loro case, nelle loro vite, mostrandoci la loro intimità.
Quando fotografa è come se fosse fuori da se stesso, totalmente immerso nella situazione i cui si trova, pensa moltissimo allo scatto sia prima che dopo, vorrebbe che le sue foto fossero in equilibrio tra estetica e informazione. Sessini vuole che le sue immagini siano in grado di innescare un dialogo con chi le guarda. In conseguenza di ciò preferisce scattare serie di immagini piuttosto che fotografie iconiche, perché a suo dire l’iconicizzazione corrisponde alla cultura occidentale e ha il difetto di attribuire al proprio gruppo etnico una superiorità culturale giudicando gli altri gruppi esclusivamente in base ai propri valori.

Testo di Vittorio Gaveglia

SOURCE: blue70.it